Le quattro prove…le quattro paure dei primi diciotto anni.

Una vita serena prevede, tra le tante cose, anche il superamento di quattro angosce che sperimentiamo tutti nei primi diciotto anni di vita.

Come nelle fiabe dobbiamo quindi superare delle prove per poterci sentire pienamente nella nostra essenza e nella nostra esistenza.

La prima paura che dovremmo superare riguarda i primi 4/5 anni. E’ la paura legata al corpo. In questo periodo della vita dobbiamo imparare a stare dentro di noi, nei nostri confini, sentendoci a nostro agio e al sicuro. Dobbiamo sperimentare un buon rapporto col corpo ed abitarlo nel migliore dei modi.

Per superare questa paura abbiamo bisogno di sperimentare il tatto, di essere accarezzati e coccolati. Abbiamo bisogno di buoni stimoli e di toccare gli elementi del mondo…rotolarsi, camminare a piedi nudi… Ma anche di sentire il limite che ci mettono gli adulti intorno a noi..che ci tutela e protegge.

Quando non superiamo la paura di avere un corpo inadeguato ci trasciniamo la sensazione di non piacere e non ci piacciamo e fatichiamo a ‘guidare’, come se il corpo non rispondesse ai nostri comandi.

Ma come sempre si può intervenire anche in ritardo!!! E allora ripercorriamo le tappe saltate. Via ai massaggi, ai vestiti che ci avvolgono in modo piacevole, alle coccole o, perchè no, a delle belle passeggiate a piedi nudi sull’erba o, come fanno gli orsi, a delle gustose grattate di schiena contro gli alberi…

…buon divertimento!

Silvia

settimana prossima la paura: esisto/non esisto

Annunci

Acqua, aria, terra, fuoco…

COSA NE PENSATE?encanthica

Eccoci pronti a ripartire dopo l’interruzione estiva e per ripartire in un momento così faticoso abbiamo bisogno di molte energie e di un po’ di coraggio. Mai come quest’anno sento dire ” quest’anno non riesco a rientrare…” e allora ci ho pensato…e ripensato a lungo…cosa ci manca?

In realtà apparentemente ci mancano un sacco di cose ma forse la cosa più importante che facciamo fatica a conservare è la passione. La passione è il nostro fuoco, è ciò che ci permette di scaldare il cuore e l’ambiente intorno a noi. I più fortunati sanno cosa gli piacerebbe ma poi vengono risucchiati nei ritmi invernali ( che solo per l’uomo tra tutti gli esseri viventi corrisponde ad un aumento di produzione e non al ‘letargo’). Sono diverse le cose che possiamo fare per mantenere acceso il fuoco, una di queste è risvegliare il nostro rapporto con gli elementi naturali…e allora ho sbaraccato tutto e aperto uno studio nel bosco!

…esiste ancora lo studio in città, ma ogni sabato mattina i miei incontri li faccio in un bosco a 20 min da milano, dove a volte si chiacchiera ma a volte si raccoglie, costruisce, crea….

Cosa ne pensate?         … la vostra opinione è fondamentale! a presto, Silvia

“Ohana” significa famiglia…

…e famiglia vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato.

20130610-232316.jpg

Ho sentito la prima volta questa frase in un cinema una decina di anni fa, nel film Disney “Lilo e stitch”, come altre mille cose che inizialmente colpiscono poi l’ho persa, è passata.. fino a qualche settimana fa, quando sento (e forse non solo con l’orecchio, ma questo è un altro discorso…) una parola, forse un suono, che istantaneamente mi riporta dentro quel cinema; perso completamente il film e la storia, quello che rimaneva era la sensazione ‘familiare’ di quel termine, quel che rimaneva era il sentire mio quel termine.

Passa quel giorno ma questa volta mi porto dietro la parola ritrovata, che non si cheta, non si assopisce ma continua insistentemente a riproporsi, in un colloquio, in cui si parla della necessità di formare, ricreare o scegliersi e riconoscere la propria famiglia; nel nome di una barca; in un link su fb .. Insomma in qualche modo diventa per me il file rouge del mese, così da non poter più far finta di nulla e doverle necessariamente dare attenzione.
A quel punto, oltre che ripromettermi di andare a rivedere il film, butto la parola su google e riesco anche ad allargare un po’, se mai ce ne fosse stato bisogno, scoprendo che effettivamente “nella cultura Hawaiana, ʻohana significa famiglia.. nel senso esteso del termine, che include la relazione stretta, adottiva o intenzionale. Essa enfatizza l’idea che famiglia e amici sono uniti assieme, e che devono cooperare e ricordarsi gli uni degli altri”
.. Ed ecco allora perché questa parola continua a tornare, perché per me famiglia significa ohana!

E allora mi, e vi, chiedo: cosa fa delle persone che ci circondano la nostra famiglia? Cosa va oltre ai legami di sangue? Esistono delle persone che si riconoscono subito, nelle quali ci riconosciamo immediatamente, che si sentono dentro dalla prima volta che si incontrano?

..aspetto qualche vostro pensiero o spunto, per adesso una certezza ce l’ho, sono la terza di cinque, tra fratelli e sorelle.. pur essendo figlia unica.

L’Amicizia al Maschile, ovvero il Distacco come Avvio della Ricerca – Parte II

Dove eravamo rimasti ….

Alla condanna degli dei, timorosi del livello, quasi divino, raggiunto dalla relazione fra Enkidu e Gilgamesh. E come presentano il loro messaggio gli dei? Anche in questa opera, come nell’Odissea, nell’Eneide e nella Bibbia, i sogni hanno un carattere prospettico e rivelatore, mostrando a Enkidu il Consiglio degli dei che decreta la sua fine. I sogni, dunque, come elemento che va oltre il livello puramente personale e ‘casuale’, ma assume carattere divino, indiscutibile e assoluto: il sogno interroga e determina, propone chiavi di lettura alternative e indica strade, a volte, risolutive.

Gilgamesh è assetato d’azione e di avventure ma a metà del poema, insieme al fido compagno, perde la sua spavalderia. Uruk non è più un ovile accogliente (appellativo frequente della città sumerica nelle tavole incise dal suo Re) perché non ha saputo proteggere l’amico Enkidu dal “destino dell’umanità”. L’eroe deve abbandonare la città di cui è sovrano perseguitato da profonde inquietudini: a Uruk tutto era agio e sicurezza; l’incontro con Enkidu provoca un moto energetico che spinge alla conoscenza e alla scoperta: Uruk non basta più.

Qualcuno rimane a Uruk tutta la vita, per paura o per ‘sazietà’, non ci è dato di saperlo fino in fondo; chi incontra la propria parte selvatica e vitale difficilmente resta a Uruk per sempre. Magari ci torna, ma da Uruk, presto o tardi, deve partire.

La partenza di Gilgamesh, come tutti i distacchi, va vista come una separazione dell’individuo dalla sua matrice sociale (alcuni autori parlano della “morte sociale del vagabondo solitario”); il re vive una scissione di una componente individuale da una sociale, la quale definiva in maniera sostanziale l’identità del soggetto. Lo stesso processo avviene per l’individuo che inizia un percorso analitico: la situazione in cui si trova (o la modalità in cui la si vive) non va, non fornisce sufficiente benessere, ma ciò non sempre basta a lasciarla, e comunque, anche se si riesce a provare a farlo, ciò difficilmente avviene senza timori e smarrimento. Non sempre bisogna cambiare la situazione in cui ci si trova (questo, a volte, potrebbe essere sia inutile che sbagliato); sempre, invece, è fondamentale cambiare l’atteggiamento interiore con cui si affronta la situazione presente e/o quella che verrà. L’intensità della fatica relativa al distacco e alla partenza sono influenzati dalla forza dei legami che vengono interrotti, e nella capacità di interiorizzarli da parte di chi va e di chi resta; al tempo stesso si potrebbe dire che i legami sono ‘vincoli’ che abbiamo non con persone e/o responsabilità, bensì con inclinazioni e caratteristiche interne che definiscono e bloccano. Gilgamesh compiange innanzi tutto sé stesso, la perdita dell’immagine di sé potente e dominatore e la possibile immagine di sé come solo, senza dimora e vagabondo insicuro; ma tutto ciò non basta a placare il desiderio (o forse meglio sarebbe dire il bisogno) di mettersi in ricerca, pur lamentandosi con il suo dio che gli ha acceso dentro quella irrequietezza che lo spinge a partire. Gilgamesh deve riuscire a superare anche il dolore legato alle lacrime dei sudditi e della madre; hanno paura di perderlo, di non vederlo tornare più, o almeno di non vedere tornare il re, forte e potente, che conoscono.

Le resistenze e le fatiche che emergono in un sistema nel momento in cui uno degli attori si mette in discussione e prova a cambiare qualcosa sono variabili fondamentali che influiscono in maniera massiccia su ciascun cammino individuale; questo aspetto non va ignorato, né si può pensare di eliminarlo. Al contrario va considerato, valorizzato e per quanto possibile reso alleato della trasformazione in atto.

Le lacrime di Gilgamesh e della madre spingono il dio a fornirgli soldati armati, il favore dei venti e mappe; in parte questo è anche il compito di ciascuno di noi all’interno di una relazione amicale e/o sentimentale: dobbiamo riuscire a distinguere il momento in cui essere guida, il momento in cui lasciarci guidare e quando divenire ciascuno guida di se stesso. La sofferenza per la partenza è la prima componente trasformativa, vista come un riuscire a mettere in discussione legami, rapporti, pseudo sicurezze, oggetti che definiscono e costringono. La perdita dell’integrazione con l’ambiente a causa della partenza va elaborata durante lo sviluppo del cammino, anche grazie al potere insito nella mobilità e al suo costante mutamento di percezioni, di riferimenti e di posizioni.

Il Viaggio dell’Incontro e della Ricerca di Sé di Gilgamesh sta per partire … siamo pronti ad andare con lui ?

Enrico Panigada

Il ritorno del Re episodio 2

Il ritorno del Re            episodio 2  di Pasquale Iannucci
Io voglio i fiori sul tavolo – dice Francesca –  Chi va a prendere i fiori?
Samuele guarda Giacomo che guarda Luca che guarda Tommaso.
Tommaso guarda Lorenzo. – Dai Pa’, vai tu.
Lorenzo Guarda Tommaso e poi Luca, Giacomo e Samuele. Sono tutti seduti sul divano, c’è il derby tra un’ora e sono tutti pronti, ai loro posti, in attesa del fischio d’inizio.
Francesca fa avanti e indietro dai fornelli alla tavola.
– Allora – ripete – chi va a prendere i fiori?
Lorenzo sospira. – Ci devo andare per forza io? – bisbiglia rivolto ai figli.
– E’ tua moglie – risponde Tommaso – te la sei scelta, a noi è toccata…
– Va bene, va bene…chi viene con me?
Tommaso indica Giacomo. – Lui – dice.
– E’ vero – incalza Luca – viene Giacomo.
Giacomo guarda il padre, poi i fratelli. – E perché io?
– Perché non stai facendo niente – ribatte Tommaso.
– Come non sto facendo niente? E tu che stai facendo?
Per tutta risposta Francesca gli piazza un paio di forbici in mano. – Finiscila e vai a prendere i fiori. – dice.
E poi, rivolto al marito: – E tu accompagnalo.
– Ma dove? – frigna Giacomo – Eppoi piove e fa freddo e non sono capace e ti avverto che se domani non vado a scuola perché ho la febbre non prendertela con me…
– Finiscila – ripete Francesca. Quindi lo fa alzare e gli mostra un alberello striminzito fuori dalla finestra, giù in giardino. – Li tagli da lì – dice. – E muoviti.
Giacomo sbuffa. – Che palle oh – dice – se non si fa come dici tu non va mai bene niente. Mai. Devi sempre decidere tutto tu. Quando uscire, cosa mangiare, dove andare. Siamo cresciuti a carotine e mmerda perché hai le fisse dell’alimentazione…
Quindi esce in giardino a raccogliere i fiori. Lorenzo dietro.
L’alberello ha i fiori bianchi striati di rosa. Giacomo afferra le forbici e inizia a tagliare qua e là. I rami più spessi li lascia al padre. Poi tornano in casa ma Francesca dice che roba è quella? Non potevate prenderne di più? Allora di nuovo sotto la pianta e giù a tagliare e strappare. Il grosso del lavoro lo fa Giacomo, Lorenzo si limita a impartire vaghi consigli e ordini del tutto superflui.
I fiori tagliati finiscono al centro della tavola, tra i bicchieri e le brocche d’acqua.
Adesso Francesca è più contenta, e così si mette ad accendere candele qua e là mentre gli altri prendono posto a tavola, con l’occhio sempre rivolto al televisore.
– Dai muoviamoci che tra un po’ inizia la partita – sbuffa Luca.
Francesca gli risponde non avere fretta, manca più di un’ora. E poi cerca con lo sguardo il consenso del marito che strizza l’occhio al figlio e schiarendosi la voce, annuisce con forza. – Sì sì non c’è fretta…
– Ma cosa c’entravano carotine e merda? – chiede Francesca sorridendo a Lorenzo
– Mah, in effetti non capisco perché ‘carotine’…
– Dai deficiente! Mi stai dicendo che cucino male?
– No no tutt’altro…ma i maschi hanno bisogno di porcate…grassi, unto, schifezze
– Ma non fai il dietologo?
– …per mettere a dieta gli altri…
– E poi direi che di porcate ne mangiate a quintali…lo so sai che ogni volta che lavoro fino a tardi ordinate cibo pronto
– Falso
– Vero, trovo sempre i cartoni di Mc in pattumiera
– Ah…giusto – Tommaso si risveglia dai suoi pensieri – in settimana devo portare il diploma di musica per il nuovo corso, chi me lo va a ritirare alla civica?
– Tu – risponde Francesca
– No dai. Non ne ho voglia
– Ma ti hanno chiesto se hai voglia di portarlo o te lo hanno chiesto e basta? – Aggiunge lorenzo
– Miiiii…quando comincia così! – Tommaso guarda Luca seduto di fronte.
– Vado io, vado io. Chiedevo…
– Vai a prendere la richiesta in camera che la compiliamo – aggiunge Lorenzo.
Tommaso guarda Peps seduto sotto di lui – Credo che dica a te – gli dice. Il cane storta la testa.
– Ho capito – sbuffa Tommaso – dopo mangiato andrò a prenderla io.
Giacomo starnutisce e guardando torvamente la madre dice: – Mi sa che domani niente scuola…
Francesca scuote la testa. – Vedremo intanto mangia.
Ad un certo punto Luca alza la testa dal piatto – Mamma – dice – secondo te è normale che conto le finestre dei piani dei palazzi fino a quando non raggiungo un numero pari?
Francesca dice sì, pensa che io divido sempre le parole. – E’ più forte di me. E tuo padre quand’è sotto stress, rilegge tutte le parole al contrario. Se tamburella con le dita sul tavolo in un senso, poi, deve farlo anche nell’altro.
Luca fissa Francesca sospettoso, poi Lorenzo. – Davvero? – E poi:-  SUPERMERCATO
Lorenzo ci pensa qualcosa come un nano-secondo e dice:- OTACREMREPUS!
Samuele li fissa uno ad uno con aria stupita. – Un ossessivo-compulsivo, passi. – dice – Tre, seduti alla stessa tavola, è una sfida alla legge delle probabilità. E io che pensavo di avere dei problemi.
– Sì davvero – aggiunge Tommaso – ma è una tara genetica?
– Ma che tara genetica – ride Francesca – è un dono!
Ma Tommaso non ne è molto convinto, si stringe nelle spalle. – Se lo dici tu…
Il telefono di Francesca vibra, si muove e si agita. Lei lo prende e legge il messaggio. – È la nonna – dice – ci avvisa di non chiuderci dentro con la chiave grande, si blocca la serratura e rischiamo di rimanere chiusi dentro…
La mano di Lorenzo rimane a mezz’aria con la forchetta, vuota. – Ma scusa – dice – e da quando è difettosa?
– Bè – risponde Francesca – da qualche settimana, te l’avevo già detto, ricordi?
Lorenzo poggia la forchetta e guarda Tommaso. – Con che chiave hai chiuso?
– Con la grossa, me l’hai data tu…
Samuele si alza e corre di sotto. – E’ bloccata – urla dopo un po’ – siamo chiusi dentro.
– Non ci credo! Dice  incredula Francesca.
– Se non mi avvisi io che ne so – risponde Lorenzo.
– E adesso? – domanda Luca.
– Evvai! – esulta Giacomo – allora domani niente scuola!
– E il gatto? – chiede terrorizzato Lorenzo – mi sveglia tutte le notti per uscire. Come lo faccio uscire adesso?
Luca indica la finestra – E’ l’unica.
Così restano a guardarlo mentre vola, atterra e scompare, inghiottito dalle tenebre.
Poi Lorenzo guarda Francesca. – Io domattina non salto mica dalla finestra…
– Io nemmeno – dice lei.
– Che si fa?
– Boh, intanto mi guardo il derby, domattina affrontiamo la situazione…

Il ritorno del Re…

di Silvia Pagani

…ovvero riabilitiamo il ruolo del padre per permettere ai figli, attraverso il confronto e l’identificazione, di diventare adulti.

Oggi vi presento la famiglia che, attraverso avventure e vicende di un quasi normale quotidiano, ci accompagnerà verso riflessioni dedicate alla genitorialità.
La proposta è quella per cui leggendo come Lorenzo, il padre, affronterà e diverse situazioni educative, ognuno di noi potrà sperimentare, con la fantasia, la stessa vicenda e trovarsi così preparato in ogni situazione simile che affronterà con i propri figli, perché è ormai opinione diffusa che ciò che immaginiamo, ciò che viviamo attraverso l’immedesimazione, ci muove esattamente come se fossimo noi realmente i protagonisti.

Lorenzo, il padre, è un dietologo e sarà lui il protagonista delle vicende educative.

Francesca è la moglie, insegnante di filosofia.

Tommaso è il figlio maggiore, universitario, responsabile, adulto…così attento a non deludere e a fare la cosa giusta che a volte non regge e crolla sotto le sue stesse aspettative.
Giacomo, il secondo, è il più artista dei figli, anche lui universitario, musicista e perennemente impegnato in un milione di cose…tutte insieme!
Luca, il terzo. Anche lui studia ed è patito dello sport. Emotivo ed eccessivo in ogni sua manifestazione…spesso in preda
all’impulso e poi alle lacrime.
Samuele, il piccolo. 17 anni, con una voglia pazza di essere il grande e non il piccolo Samuele è quindi spesso in situazioni non adeguate alla sua età. Samuele è sempre troppo…

Vivono in una cascina nella campagna milanese.

L’episodio di oggi è un primo assaggio di come funziona la vita in casa di Lorenzo.

LA FOTO

di Silvia Pagani e Pasquale Iannucci

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

– Ho avuto un’idea geniale.

Quando lo dice Samuele ha l’aria di uno che la sa lunga. Francesca sta trafficando ancora con l’albero di Natale, nel lettore un cd la compilation dei classici canti di Natale, da “White Christmas” a “Silent Night” che gira ininterrottamente da 3 giorni. E’ sempre così, da anni.

Giacomo guarda il fratello con aria sospettosa, temendo una delle sue solite idee strampalate.

– E sarebbe? – chiede.

Lorenzo è seduto sul divano, il telecomando nella mano destra e un pacchetto di patatine nella sinistra. – Ma dai – lo rimprovera Francesca – tra poco si cena…

Lui solleva un attimo il sopracciglio sinistro: – Appunto – dice – cerco di portarmi avanti.

– Prima la foto però – ribatte lei – sennò dopo cena non la facciamo più, come l’anno scorso.

– Ah dobbiamo fare la foto? – chiede Luca.

– Certo – gli sussurra Tommaso – se no non ci molla più, lo sai…

– Guarda. – sta dicendo intanto Samuele a Giacomo.

Così prende un tappeto e lo stende sul pavimento. Poi ci mette sopra una grossa croce di legno. Si gira e lo guarda soddisfatto. – Capito?

– No

– Maddài, è semplice! Adesso tu ti sdrai di fianco alla croce e io salgo sulla scala…da lì ti faccio una foto che non si capirà che sei sdraiato, sembrerai in piedi! Geniale, no?

– Scusa ma non capisco. – ribatte perplesso Giacomo – Perché fare una foto sdraiato per sembrare in piedi quando possiamo farla direttamente in piedi? E’ assurdo, scusa.

– Bah, è proprio vero.

– Cosa sarebbe vero?

– Che non capisci niente di arte. E’ lampante. Si vede che la tua unica forma di cultura è la televisione.

– Ma non è vero! – s’indigna Giacomo. E detto questo si sdraia sul tappeto, accanto alla croce.

Samuele nel frattempo è salito sulla scala. Francesca si ferma a guardarli, rendendosi conto solo ora di quello che stanno facendo. – Ma così non verrà mai bene – dice.

– E perché? – le chiede Samuele.

Anche gli altri nel frattempo si sono radunati intorno a Giacomo e lo scrutano con attenzione. – Secondo me sono i capelli – dice Lorenzo.

– Vero? – lo sostiene Francesca – cadono male e quindi si vede che sei sdraiato.

– Aspetta – dice Tommaso – ci vuole un po’ di scotch.

– Lo prendo io – urla Luca lanciandosi per le scale.

Ritorna qualche minuto dopo con un rotolo di scotch trasparente.

Francesca lo prende e si accovaccia accanto a Giacomo. – Stai fermo – gli ordina.

Quindi gli prende una ciocca di capelli e gliela spalma su un lato della fronte. Poi con un po’ di scotch la fissa in modo da darle l’apparenza di cadere naturalmente. Si gira a guardare Samuele: – Allora? Com’è attraverso l’obiettivo?

Samuele appoggia l’occhio destro all’obiettivo della fotocamera. – Perfetto – dice – sembra vero.

– Ho un’idea! – esclama Lorenzo – sarà questa la nostra foto di Natale!

– Maddài – ride Francesca – la famiglia dei matti…

– Perché nascondersi? Allora ragazzi, che ne dite?

Lorenzo a malapena finisce la frase, Tommaso è già sdraiato accanto al fratello e poco dopo lo raggiunge Luca. Iniziano a trafficare con lo scotch per sistemarsi i capelli.

– Magari quella croce la togliamo, eh? Un po’ macabra. Francesca dammi un po’ di quelle decorazioni dell’albero.

Francesca raccoglie un po’ di festoni e le palle e la stella cometa e le adagia sul tappetto intorno ai figli e a Lorenzo che nel frattempo si è sdraiato pure lui.

Sopra le loro teste, la scritta “Buone Feste”.

– Ma ci prendi tutti? – chiede Lorenzo?

Samuele guarda ancora nell’obiettivo – A metà, i piedi no.

– Fa niente – ride Francesca – dai vieni anche tu…

– E chi la fa la foto?

– L’Autoscatto Samuele, metti l’autoscatto – gli suggerisce Tommaso.

Samuele imposta l’autoscatto, controlla ancora nell’obiettivo e fissa la fotocamera.

Quindi scende velocemente dalla scala, si incolla un ciuffo di capelli alla fronte e si sdraia.

5…4…3…2…1…Cheese!

Gruppi Genitori

La figura del padre è in seria difficoltà…sta sparendo ma una società senza padri è una società destinata a morire.

Fare il ‘padre’  non è un istinto, bisogna impararlo.

Per questo da qualche anno propongo cicli di 5 incontri finalizzati a ritrovare il ‘re’ che è dentro ogni uomo.

Gruppi per papà di bimbi…e mamme

Gruppo per papà di adolescenti e giovani adulti

Per info e iscrizioni chiamatemi al 335 68 13 590

Silvia Pagani