ARTADEMIA, la prima NON – SCUOLA al mondo apre a Milano!!!

ARTADEMIA

“ll nostro giusto compito come educatori è quello di rimuovere gli ostacoli. Ogni bambino di qualsiasi età porta qualcosa di nuovo nel mondo…”
Rudolf Steiner

imageAlex ha diciassette anni, ha accumulato una serie infinita di assenze quest’anno, dopo essere stato bocciato in seconda liceo. È oppositivo, non riesce a stare attento e non rispetta le regole. È stato un bambino definito ADHD.
Simone va in terza liceo ma è come se non ci fosse. La sua testa è sempre altrove, non ha nemmeno mai aperto la confezione dei libri. L’hanno definito DSA.
Sara è superficiale, pensa solo ad uscire e a divertirsi, promette sempre di studiare ma poi bigia le interrogazioni. La definiscono borderline.

Alex ha cominciato a fumare, Simone ha rotto a calci un distributore di bibite, Sara è andata in coma etilico, per questo sono arrivati a me e, come loro, decine e decine di ragazzi adolescenti che mi arrivano già etichettati come
‘ disturbati’.

Tommaso ha voti alti, non sbaglia un colpo, ma ha smesso di uscire con gli amici, si rintana alla play station. Federico ha una resa scolastica nella media, studia l’indispensabile, ma non sa cosa vuole dalla vita,
” Tanto…” mi dice, ” …non ha senso. I sogni fanno solo male.” Non ha più entusiasmo per nulla.
Angelica ha tutti otto e nove, passa le sue serate in camera a studiare ma quando è il momento di andare a scuola si sente morire. Mi ripete che tanto gli insegnanti non capiscono, le chiedono solo il risultato.
Anche Tommaso, Federico e Angelica sono spediti da me perchè ‘diversi’.

Poi li conosco. Hanno tutti una ‘pelle’ troppo sottile per questo mondo, sono ipersensibili, o lo sono stati, e per compensazione si sono chiusi. La loro sensibilità gli permette di sentire più di quanto senta la maggior parte dei coetanei. Sentono le emozioni in modo profondo, le loro e quelle degli altri, e questo spesso li devasta perchè in ogni caso sono troppo giovani per farsi carichi troppo pesanti. La loro dote migliore rischia di diventare un fardello.

Ė così da anni. Io ho la fortuna di conoscerli, di frequentarli e di apprezzare le loro immense doti. Ho imparato molto da loro, dalle loro intuizioni e dalla loro sensibilità, ma a un certo punto ho cominciato a chiedermi se forse, in questo momento storico, non stiamo ‘ uccidendo’ ed escludendo dal futuro persone speciali, personalità forti, quelle che dalla vita pretendono di più e sono disposte a mettersi in gioco e che hanno la sfortuna di scontrarsi con un mondo sordo ai loro bisogni.
Le frasi che più spesso mi ripetono, parlano di mancanza di stimoli, di mancanza di interessi o di prospettive. Spesso si sentono figli senza futuro. Dobbiamo chiederci perchè sono sempre più numerosi i ragazzi così, perchè le classi sono piene di bambini prima, e ragazzi poi, iperattivi, oppositivi, disgrafici,con difficoltà dell’apprendimento, aggressivi, annoiati, chiusi…
Chi dice che sono ragazzi disturbati, o fannulloni, è perchè non li ha mai conosciuti davvero da vicino! Che fine faranno questi ragazzi? La maggior parte di loro smetterà di studiare, di formarsi e, quello che è più grave, smetterà di credere e di sognare. Siamo davvero disposti a sacrificare tutto ciò?

Premessa
L’esperienza pluridecennale con le difficoltà dei giovani adulti ha portato a rivolgere indietro lo sguardo per capire cosa sia mancato o cosa non abbia funzionato nella loro biografia , così da identificare le caratteristiche fondamentali per un sano processo evolutivo.
Guardare da vicino l’adolescenza significa scoprire un mondo meraviglioso. Gli adolescenti sono come i Geodi: da fuori a volte possono apparire grigi, rocciosi, incolori, ma dentro nascondono cristalli dalle sfumature più incredibili.
Sono sempre più numerosi i ragazzi che arrivano in terapia perchè in crisi. Non hanno più motivazioni, sono in rotta col mondo adulto, vanno male a scuola oppure non ci vanno proprio più. Alcuni hanno già iniziato a pasticciare con le sostanze, altri non riconoscono più il ruolo genitoriale. Molti di loro hanno alle spalle una storia di bambini ADHD, DSA, BES e chi più ne ha più ne metta.
I comportamenti disturbati dei ragazzi, che si tratti di noia, chiusura, aggressività o difficoltà ad apprendere, sono sempre un sintomo. Stanno dicendo, come sono capaci, che la proposta del mondo attuale non gli piace, stanno urlando che la scuola non li accompagna come dovrebbe a capire ed apprendere, ma a sviluppare competizione e ansia. Il nostro sistema scolastico che andava bene decenni fa, da molti anni ormai non è più adeguato a preparare alla vita. Lavora prevalentemente con il pensiero, con l’astrazione, ma dimentica troppo spesso la passione. Se non cambiamo la proposta scolastica, avremo un futuro di adulti scontenti, ansiosi e depressi.
La struttura della scuola, così com’è, non è più adeguata alle esigenze dei nostri tempi. Si approfondisce sempre più il particolare, il punto di vista teorico, l’astrazione. Le proposte sono solo rivolte al pensiero, dimenticando che ciò che ci resta impresso è sempre qualcosa che ci colpisce, che ‘ entra’ dalla pancia. Solo quello che sentiamo o facciamo anche con il corpo, diventa parte del nostro bagaglio. Il resto lo perdiamo velocemente.
Nasce così il progetto ARTADEMIA dalla voglia di dare spazio ai ragazzi che desiderano imparare attraverso l’interesse e la passione, questi ragazzi che, a mio avviso, saranno il nostro futuro.

La proposta
ARTADEMIA è una alternativa alla scuola superiore. L’obiettivo di ARTADEMIA non è ottenere un titolo, ma nutrire la passione, la cultura, la conoscenza e la curiosità, la relazione e la capacità di collaborare.
Non esistono materie, perchè la vita comprende ben più materie di quelle che la scuola generalmente propone. Esistono situazioni che incuriosiscono, che richiedono una comprensione e che quindi divengono la base da cui partire per approfondire in modo trasversale.
Non esistono aule, ma aria aperta, città, boschi, strade, musei, teatri, parchi, una ‘casa’ da dove partire e dove rientrare, dove cucinare o guardare un film. Numerose recenti ricerche dimostrano come passare tempo all’aria aperta aumenti le difese immunitarie, migliori l’umore, abbassi la produzione di Cortisolo, ormone dello stress, migliori la performance lavorativa ed aumenti le capacità di concentrazione, attenzione e memoria a breve termine, oltre che spazzar via i sintomi definiti ADHD e DSA.
Non esistono professori, ma adulti che amano, appassionati, curiosi, disposti a mettersi in gioco senza perdere autorevolezza.
Esistono regole e compiti, critiche e osservazioni, ma niente voti o verifiche, perchè non siamo tutti uguali ed anche le richieste devono essere diversificate.
ARTADEMIA non è una scorciatoia, nè un modo per ammorbidire l’impatto con la realtà.
ARTADEMIA è una scuola di passione, dove imparare è la normale conseguenza dell’attività svolta con piacere, è un modo per imparare a gestire al meglio la realtà.

A chi si rivolge
Per il momento ARTADEMIA si rivolge ai ragazzi in età da superiori, ma il progetto vorrebbe, nel tempo, rivolgersi anche ai ragazzi delle medie ed infine ai bambini delle elementari.
Si rivolge a tutti quei ragazzi, maggiori di 13 anni, che hanno perso l’entusiasmo e vogliono ritrovarlo e a tutti coloro che non lo hanno perso, ma che vorrebbero scoprire più da vicino ciò che racconta un libro.

Cos’è ARTADEMIA
Il progetto prevede un programma distribuito su cinque giorni a settimana. L’apprendimento non si basa prevalentemente su lezioni frontali, ma su esperienze. Sarà quindi un’eclissi a suggerire una visita all’osservatorio e l’approfondimento dei movimenti solari, così come sarà una giornata affiancando un legale, a permettere la comprensione della Costituzione o del Codice Civile. L’approfondimento nasce dalle domande, perchè la domanda nasce dalla curiosità, dall’interesse, e le cose imparate sulla base di un interesse entrano dalla porta della testa per essere rammentate, dal cuore per essere ricordate e dalla pancia e dalle membra per essere rimembrate. È una formazione che tenga integrate mente, cuore e pancia, che può preparare alla vita.
La base del progetto è la relazione. Solo con una profonda e autentica relazione possiamo passare ai ragazzi gli strumenti, per far loro le teorie.
Il secondo ingrediente sono le esperienze di vita. Uscite che permettano di allenare le diverse modalità relazionali, l’autonomia, la conoscenza di realtà diverse, e che diventino la base per gli approfondimenti successivi. Uscite che permettano, oltre a passare più tempo all’aria aperta di quanto si faccia normalmente a scuola, anche di conoscere la realtà attraverso i sensi e non solo attraverso la teoria e l’astrazione.
Il terzo ingrediente è la pratica. Lavorare a fianco ad un contadino o a un ingegnere, ad un osteopata, o ad un cuoco, imparare a riconoscere le piante commestibili da quelle velenose, ad usare il computer per disegnare un progetto…un assaggio per ogni cosa perchè ognuno possa capire realmente quale possa essere la sua strada.
Molti dei nostri giovani sono molto preparati sul piano teorico, sanno velocemente portare a termine complicati ragionamenti astratti ma, nell’applicazione pratica si perdono, perchè lo stesso ragionamento, riportato nella realtà, per loro non è sempre comprensibile.

Il quarto ingrediente sono le arti e le attività sportive, spesso ritenute meno fondamentali nello sviluppo. Avere un buon rapporto con il corpo migliora l’apprendimento, l’autostima e la sicurezza. Dipingere, lavorare la Creta, fare musica o, in ogni caso, fare arte, mette le fondamenta per una vita psichica sana.
Un ulteriore elemento sarà lo studio, a volte in gruppo, a volte in autonomia, ma in ogni caso seguendo ognuno le proprie modalità personali ed il metodo più adeguato. Ci sono strategie per imparare che abbiamo dimenticato. Quanti di noi sanno che il movimento è la base su cui si può poggiare l’apprendimento del calcolo?

Perchè?
Per proporre agli adolescenti un nuovo e rinnovato, nonchè antico, modo per imparare.
Perchè la scuola deve cambiare!
Per fornire una formazione che vada oltre le solite materie proposte a scuola.
Per fornire importanti abilità tecnologiche e tecniche, perchè la comunicazione deve viaggiare con gli strumenti del tempo in cui siamo collocati.
Per permettere di conoscere da vicino le professioni più diverse.
Per dare gli strumenti pratici ( gestire una casa, cucinare, lavorare il legno o in un campo ), cognizioni perse ( fare il formaggio, ottenere pigmenti colorati dalle piante, costruire strumenti ), strategie relazionali e competenze per girare il mondo e sentirsi sempre all’altezza del momento e del contesto,
Per fare prevenzione, perchè molti ragazzi che non riescono ad essere scolarizzati, non leggono questa difficoltà come una incompatibilità con il sistema scolastico, ma come una loro mancanza, un problema identitario, e rischiano per questo di tirarsi indietro.
L’abbandono scolastico, il senso di insicurezza e la bassa autostima, sono terreno fertile per la dipendenza, per l’ansia e gli attacchi di panico, per la depressione, per l’aggressività e l’inibizione.
Criticità
Molte critiche si sollevano quando si parla di istruzione senza scuola. La prima di solito riguarda la socializzazione, come se la scuola, per come è strutturata ora, fosse l’unico ambito per stare con coetanei e per allenare la relazione. Questo non è vero e spesso gli amici che i ragazzi frequentano non sono parte del gruppo classe, ma di gruppi con un interesse alla base, come l’attività sportiva.
Stare in classe non incoraggia la collaborazione nè l’aiuto reciproco: a scuola si chiama copiare. Il progetto prevede sempre la collaborazione e la condivisione con i pari e, basandosi in primis sulla relazione autentica, punta proprio allo sviluppo delle migliori strategie relazionali. Inoltre il progetto vuole accompagnare i ragazzi a sentirsi a ‘casa’ in ogni contesto, capaci di girare il mondo e di avere argomenti da spendere…perchè il loro futuro deve spaziare nel mondo.
Un’altra critica frequente è legata al fatto che una formazione come questa non fornisca un titolo riconosciuto come il diploma di maturità.
I titoli, purtroppo, oggi non valgono molto. Fiumi di laureati non trovano lavoro e in ogni caso una laurea spesso non solo non è garanzia di preparazione ma addirittura può far sedere, spegnere l’incentivo a tenersi informato anche una volta ottenuto il titolo.
Inoltre sono novecento al mondo le università che ammettono studenti privi di diploma di maturità, tra cui l’Università di Harvard, negli Stati Uniti, e noi ci stiamo muovendo perchè anche in Italia, un giorno, possa bastare la cultura per frequentare un corso di laurea.

ARTADEMIA non ha come obiettivo l’ottenimemto di un diploma. È vero però che un percorso formativo come quello descritto punta ad un recupero dell’entusiasmo e delle passioni, oltre che al rinforzo della ‘pelle’ e delle strategie relazionali che sono alla base della sicurezza e dell’autostima e quindi potrebbe essere la premessa alla scelta di diplomarsi, a quel punto preparandosi a sostenere un esame da privatista.
Una critica importante riguarda il fatto che una formazione di questo tipo non possa essere rivolta a tutti, essendo una proposta che richiede una spesa importante da parte delle famiglie.
Questa criticità è sicuramente significativa. L’obiettivo è dare avvio entro Novembre 2015 a questo progetto, per fornire un’alternativa valida a chi non voglia essere ‘scolarizzato’, ma non smetterò mai di cercare fondi, per permettere anche a chi non ha le possibilità economiche, di poter scegliere il modo più adeguato a sè, per ‘ diventare grande’.

I costi
Anche se ARTADEMIA permette di risparmiare sulla spesa per libri e materiali ( che secondo Codacons, nel 2014, si aggirava tra i 750 ed gli 850 euro a ragazzo all’anno), sulle eventuali ripetizioni, sulle lezioni di musica e sulle attività sportive, che sono comprese così come quanto descritto sopra, su eventuali percorsi motivazionali e di sostegno pedagogico, riteniamo che sarebbe opportuno riuscire a contenere le cifre per non pesare eccessivamente sulle famiglie.
Il nostro obiettivo è, quindi, trovare chi, credendo nel progetto, abbia voglia di sostenere le famiglie economicamente.
,

Conclusioni
Nel mondo ci sono già i segnali di una svolta. In Finlandia la scuola ha cambiato direzione, e Ken Robinson, educatore britannico che lavora a Los Angeles, il quale sostiene che il sistema scolastico attuale uccida la creatività, riempie i teatri di genitori ed insegnanti entusiasti delle sue teorie.
A Novembre 2015 partirà il primo gruppo di studenti di ARTADEMIA .
La speranza è che sempre più famiglie, sempre più insegnanti, sempre più ragazzi possano invertire la rotta perché, a volte, basta un po’ di coraggio.

Silvia Pagani

,

Annunci

L’uovo nel cespuglio

Anni fa un’amica e collega, passeggiando per la campagna milanese, trovò un uovo. Non un uovo di passerotto o di rondine. Un uovo di anatra.

imageForse era caduto ad un uccello più grande che lo aveva rubato, forse era rotolato dal nido…in ogni caso era un bell’uovo fresco che in trasparenza non sembrava fecondato. Lei lo raccolse pensando ad una bella frittatina per la sua bambina, ma poi si rese conto di non saper riconoscere se si trattasse di un uovo commestibile e soprattutto l’età di quell’uovo…che forse non era così fresco…e forse non era così buono…anzi…che forse era velenoso. L’uovo finì in un cestino della spazzatura.

Non siamo più capaci di gesti semplici, non siamo più autonomi…alla mia amica serviva un supermercato capace di riconoscere l’uovo.

Noi stiamo facendo lo stesso con i nostri giovani. Cerchiamo di tenerli in un sistema scolastico che non funziona più, e se un uovo esce dal nido, non siamo capaci di riconoscere se sia buono o guasto, e lo buttiamo.

Il prossimo autunno nascerà in Italia un progetto di alta formazione alternativo alla scuola…Basato sulla relazione, la passione e l’esperienza…per formare con entusiasmo gli adulti del futuro…Per ora mi fermo qui…ma seguiteci e tenetevi pronti…Sarà una rivoluzione!

Silvia Pagani

Milano, lacrime, schiaffi e voglia di costruire.

image

Io amo Milano. Sono nata in questa meravigliosa città, orgogliosa e dignitosa, pudica.
Milano è come i milanesi: solo se li conosci bene ti mostrano le parti migliori,non perchè non le vogliano condividere, ma per pudore. I cortili più belli di Milano sono interni, non sono ostentati. La maggior parte delle vecchie case, belle ma apparentemente sobrie e grigie, nascondono al loro interno giardini meravigliosi. Così è Milano. Calda, affascinante ma riservata.
Ieri la mia Milano è stata ferita, e con lei tutti i milanesi veri, e per veri non intendo solo quelli come me che sono milanesi da generazioni, ma tutte quelle meravigliose persone, provenienti da tutta Italia, e a volte da tutto il mondo, che si sono inserite in questo popolo e ne portano avanti fieramente le caratteristiche: la dignità, la voglia di esserci e di costruire.
Ieri anche loro sono stati feriti.
Sono troppo ignorante politicamente per dire la mia sul senso della protesta. Sono sempre felice che i ragazzi si sentano in diritto di dire la loro, a volte anche di urlare i loro bisogni, la loro indignazione, che io la condivida o meno, ma sono sempre molto triste quando la libertà di espressione si trasforma in distruzione.

Non c’è nulla che giustifichi la violenza.

Da trent’anni seguo giovani adulti, adolescenti e le loro famiglie. Politicamente taccio, ma pedagogicamente mi sento in diritto di dire la mia.
Davanti alle immagini della città devastata, violata e umiliata mi è venuto il magone. Ho pensato a tutte quelle persone che oggi dovranno fare i conti con perdite significative, la perdita di quelle cose che probabilmente gli permettono di campare…l’auto, le vetrine, le finestre…
Poi ho pensato ai manifestanti. Loro probabilmente avevano delle cose sensate da dire, ma la scena gli è stata rubata da chi invece non aveva  un obiettivo preciso, se non quello di distruggere, da chi voleva solo far male. E allora mi sono chiesta “perchè?, perché questo bisogno di distruggere fine a sè stesso?”

Poi ho letto su fb la rabbia degli altri, gli inviti ai genitori perchè scendano in campo e riprendano a dare schiaffi…tutta la rabbia, perchè rabbia chiama rabbia, distruzione chiama distruzione.
L’uomo distrugge quando non può costruire. Le forze che impieghiamo per costruire sono le stesse che animano la distruzione. Un bimbo che cerca di costruire un castello con le carte, se non riesce ad un certo punto distrugge il castello dell’amico, non per dispetto, ma perchè deve canalizzare le energie costruttive da qualche parte e la distruzione è la direzione più semplice. Noi distruggiamo quando non siamo capaci, o in grado, di costruire. Chi ha distrutto Milano ieri ha detto al mondo, nel peggior modo possibile, che non è in grado di costruire nulla. Questi ragazzi non sanno costruire e allora distruggono. Si uniscono in una sorta di delirio di gruppo nel quale perdono la lucidità. Ne ho conosciuti tanti così, in trent’anni, e nessuno di loro è riuscito a darmi delle motivazioni sensate rispetto agli agiti distruttivi.
Mi unisco anch’io allora al coro che invita i genitori ad intervenire, ma soprattutto per dire a questi genitori che non è colpa loro, che probabilmente queste mamme e questi papà hanno fatto tutto il possibile per dare i migliori strumenti ai loro figli. Non è colpa vostra! È quello che la nostra epoca cerca di farci credere, ma non è così. Fare i genitori in un momento storico come questo è difficilissimo. Allora non distruggete tutto quello che avete fatto con loro, non buttate tutto alle ortiche, ma insegnate che si può ancora costruire. È vero che è difficile, ma è una nuova sfida alla quale chiunque può dire di sì. Aiutiamo questi ragazzi a vedere la parte bella della vita, aiutiamoli a capire quanto sia bello sentirsi rispettabili e rispettati, credibili. Diamo loro l’esempio provando a vivere una vita più in contatto con i reali bisogni di ogni uomo. Accompagnamoli a trovare delle passioni, l’entusiasmo, la gioia immensa che si prova nel dare una mano agli altri, nel partecipare, appunto, alla costruzione. Sono i genitori ad avere in mano lo scettro del potere. Non sono le forze dell’ordine, non sono i politici nè la scuola. Il potere più grande, più incisivo, è nelle mani dei genitori. E allora mamme e papà, cominciate a sostenere i vostri figli, incoraggiateli, raccontategli di voi e dei vostri genitori, perchè quella è la loro storia. Prima di prenderli a sberle, recuperate la relazione, ricominciate a giocare in squadra e insegnate loro come si può davvero farsi sentire, perchè per essere ascoltati prima dobbiamo guadagnarci la credibilità. Ascoltateli anche quando non parlano, perchè le cose più importanti si dicono in silenzio, fategli sentire che voi ci siete…e se a quel punto distruggono, diamogliele quelle famose due sberle.
Milano si rialza, lo ha sempre fatto. I vetri si cambiano, le strade si puliscono, le lacrime si asciugano. Milano domani riprenderà la sua vita di sempre, una scrollata e sarà pronta ad accogliere il mondo.

Milano se piange, piange in silenzio.
Loro, quei ragazzi incappucciati ( nascondersi non è certo un atto di coraggio! ) invece non andranno avanti. Distruggere significa andare indietro. Facciamo in modo che questa giornata diventi per tutti un’opportunità di crescita, diventiamo tutti esempio per le generazioni future, facciamo vedere cosa significa solidarietà, gioia, piacere vero, amore…
Perchè è solo con l’esempio che qualcuno di quei ragazzi cambierà direzione, perchè se è vero che rabbia chiama rabbia, distruzione chiama distruzione, è altrettanto vero che vita chiama vita!

Un anno interessante…

Quest’anno ho capito qualcosa che forse conoscevo da sempre, ma non mi era così chiaro.

  Il mondo accoglie sempre più persone speciali, bambini,prima,  e ragazzi, poi, che hanno una marcia in più, che guardano al mondo adulto con timore, perchè hanno capito che non è così che vorranno vivere.

Provano a dircelo, urlano il loro disaccordo, ma lo fanno come lo sanno fare loro. Con l’oppositività, la trasgressione, l’iperattività, la difficoltà a concentrarsi, la chiusura e l’apatia…ma noi spesso non capiamo.

Ci arrabbiamo, oppure, ed è ancora peggio, li definiamo ‘ disturbati’, insoliti, diversi, difficili…

Ancora una volta l’umanità non è in grado di cogliere ed accogliere il cambiamento.

E allora noi abbiamo deciso di diventare una squadra speciale. Noi educatori, terapeuti, genitori che sono stati un tempo figli senza pelle, che hanno sentito il male che fa non sentirsi capiti, abbiamo deciso di creare spazi dove i ‘nuovi uomini’ , gli uomini del futuro possano esprimersi e dire la loro.

È per questo che A.R.T.A. ( http://www.artamilano.it ) si è trasferita in centro a Milano. Per essere punto di raccolta di decine e decine di bambini e ragazzi speciali,dotati, affascinanti e creativi.

Perchè l’unione fa la forza e, nel nostro caso, l’unione fa la svolta! Questi bambini DSA, ADHD, dislessici, iperattivi, ipersensibili…questi ragazzi oppositivi, distruttivi, apatici, chiusi, dipendenti…sono il nostro futuro…sono la parte sana di un mondo malato.

Silvia Pagani

…tre…due…uno….via! Si riparte.

Ho passato molti giorni del mese di Agosto a casa, a Milano, e mi sono goduta una città tranquilla, rallentata ma, lo confesso, per i miei gusti triste.

Con soddisfazione questo lunedì, svoltato l’angolo mi sono nuovamente trovata in mezzo alla ‘ vita che pulsa’.
Perchè per me è proprio così: amo le vacanze, i viaggi, il riposo, ma il tuffo ogni mattina in una marea ondeggiante di energia, attività, progetti mi nutre nel più profondo dell’anima!
E allora partiamo con i nuovi progetti. La prima notizia che vi giro riguarda la settimana del benessere sessuale, a cui ho aderito dando disponibilità per  colloqui gratuiti.

 

image

 Chiunque fosse interessato può prendere appuntamento  al numero 335 6813590 per un colloquio di consulenza gratuito. Valido dal 29 Settembre al 4 Ottobre.

http://www.fissonline.it/settimanabenessere/settbenessere.php

Per il momento…ben ritrovati! E andiamo ìncontro a questo anno fiduciosi.

Silvia Pagani