Intorno al fuoco

 

fuoco

E’ un momento difficile per i ragazzi di uno dei gruppi che
seguo. Girano più bugie del solito, sono stanchi e probabilmente spaventati dai loro stessi comportamenti. Abbiamo parlato tanto di cosa è successo e di cosa sta succedendo, abbiamo parlato…troppo.

Ecco sì…forse abbiamo parlato troppo. Così ho pensato che forse il loro comportamento potesse dipendere anche dalla delusione, da una stanchezza che conoscono bene, che è quella che ci assale quando abbiamo l’impressione che niente cambi…

Ci ho pensato, in tutti i miei trasferimenti in auto, le mattine in metropolitana, mentre cucinavo e mentre rientravo a casa la sera… e alla fine ho capito:  si è spento il fuoco.

Nei miei ragazzi si è spento il fuoco dell’entusiasmo, quello della passione, quello dei sentimenti. Davanti alle difficoltà che la vita ci porta incontro,  spesso ci sentiamo spazzati via, ed il fuoco si spegne. E’ difficile continuare a crederci quando le cose vanno al contrario di come vorremmo…

Questa mattina abbiamo portato le sedie nel prato, ci siamo seduti in cerchio all’aperto, accanto al vecchio mulino dove l’acqua scorre vigorosa, ed abbiamo acceso un fuoco.

Abbiamo fatto il nostro solito gruppo terapeutico attorno al fuoco.  Non so ancora quali saranno i risultati. Per ora la cosa più percepibile dall’esterno è che tutti e sei puzziamo…odore di fuliggine, di bruciato, di focolare…di cose antiche.

Forse il fuoco, il fumo, la cenere, ci hanno  risvegliato antichi echi, forse abbiamo risvegliato gli archetipi assopiti nel profondo… non lo so, ma una cosa è sicura: oggi siamo stati bene e ognuno di loro è riuscito a raccontare qualcosa di più del solito, non solo con le parole, ma con i gesti, con gli sguardi…. con il cuore.

 

Silvia Pagani

Workaholic

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Le dipendenze comportamentali sono ormai divenute argomento frequente. Chi si occupa di dipendenze deve ormai da anni fare i conti con questo nuovo capitolo. La sexual addiction, lo shopping compulsivo, la dipendenza da lavoro…ecc. Non è però soltanto un argomento significativo per gli operatori del settore, ma anche per la popolazione in generale. I comportamenti dipendenti sono sempre legati ad una distorsione di lettura.
Mi spiego meglio: la sessualità è una parte importante della nostra vita, ci porta in un momento di fusione con l’altro ed è l’unica possibilità che abbiamo di vivere una condizione di totale immersione nell’anima dell’altro senza parlare di psicosi. È una parte della nostra vita nutriente e che completa la vita adulta. Da qualche decennio però la sessualità è stata svuotata del suo significato. Troviamo immagini a sfondo sessuale ovunque ed il messaggio che arriva è relativo ad una sessualità vuota, fine a sè stessa, slegata da qualunque significato di unione, condivisione, progetto. Ed ecco che parallelamente si fa avanti la dipendenza sessuale. Stessa cosa succede con lo shopping. Per incentivare gli acquisti sono stati creati falsi bisogni,mode, centri commerciali che diventano i nuovi luoghi di aggregazione. Comprare si svuota del suo significato. Non è più spendere per avere qualcosa che ci serve o che ci dà piacere, ma perchè è un gesto automatico, tanto che spesso dopo l’acquisto l’oggetto perde di fascino e non ci interessa più. Ed ecco farsi largo la dipendenza da shopping.
Cosa possiamo pensare quindi della workaholic, o dipendenza da lavoro? Sempre pìù spesso si presentano in studio e in ambulatorio persone che lamentano tossicodipendenza e/ o alcolismo, ma che non si accorgono che la dipendenza primaria è quella da lavoro.Anche in questo caso il lavoro ha preso una forma molto distante da quello che dovrebbe essere. Non c’è niente di meglio che poter fare per lavoro ciò che ci piace, ma comunque sempre di lavoro si tratta. Produciamo delle cose…idee, oggetti, progetti che miglioreranno le condizioni di vita di qualcuno. Quando però fare un lavoro diventa l’unico modo per sentirci vivi, esistenti e presenti nella testa degli altri allora di nuovo siamo nell’ambito di una distorsione. Chi dovrebbe preoccuparsi di ciò? Chiaramente chi ne soffre perchè non ha più spazio fisico o mentale per altro, ma anche i compagni, i figli, gli amici che si troveranno a dividere il tempo, poco, con un corpo senza anima ( l’anima anche nel tempo libero sarà al lavoro!).
Ma la cosa alla quale spesso non pensiamo è al danno che questo rappresenta per le aziende e comunque per il mondo del lavoro. Apparentemente una persona affetta da workaholic sembrerebbe il lavoratore ideale, sempre sul pezzo! In realtà, come in tutte le dipendenze, l’attaccamento all’oggetto della dipendenza, in questo caso il lavoro, non è un attaccamento d’amore ma l’unica possibilità di costruzione dell’identità, identità sovrapposta purtroppo al ruolo lavorativo. Una persona dipendente dal lavoro non ama il suo lavoro, ne è prigioniero. La resa progressivamente diminuisce, il caos regna sovrano. Clienti e colleghi faticano a collaborare perchè sono travolti dall’onda di agiti del dipendente. Diversi studi hanno dimostrato come i risultati professionali di queste persone abbiano un apparente picco di aumento in una breve fase iniziale, e di come precipitino successivamente in modo irreversibile.
Non credo sia sufficiente occuparsi di workaholic nei nostri studi, anche perchè spesso non c’è la consapevolezza del disturbo; credo sia necessario, e urgente, entrare nelle aziende, nelle ditte, negli uffici e fare proposte di prevenzione per migliorare la qualità della vita dei lavoratori, ma anche per anticipare e prevenire alle aziende danni importanti che già iniziamo a vedere all’orizzonte.
Silvia Pagani

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Prossimo appuntamento!

IL CAMBIAMENTO

MORTE E RINASCITA

Cambiamento

Ciclo di incontri centrato sulle strategie di supporto per trasformare i momenti di crisi o di cambiamento, in momenti di rinascita.

PRENOTAZIONI ENTRO IL 12 MARZO.

Quando?

18, 25 marzo

8, 15, 29 aprile

A che ora?

dalle 19.30 alle 21.00

Dove?

Altro che storie, via Dei Benedettini 10, Milano. MM rossa Bande Nere, Primaticcio

Contatti

Silvia Pagani – Tel. 335 68 13 590; e-mail: silvia-pagani@virgilio.it

Loredana Seminati -338 32 16 573; e-mail: loredana.seminati@tiscali.it

Costo

30 € cad a incontro, comprensivi di materiale.

PRENOTAZIONI ENTRO IL 12 MARZO.

Il cambiamento

Le quattro prove…le quattro paure dei primi diciotto anni.

Una vita serena prevede, tra le tante cose, anche il superamento di quattro angosce che sperimentiamo tutti nei primi diciotto anni di vita.

Come nelle fiabe dobbiamo quindi superare delle prove per poterci sentire pienamente nella nostra essenza e nella nostra esistenza.

La prima paura che dovremmo superare riguarda i primi 4/5 anni. E’ la paura legata al corpo. In questo periodo della vita dobbiamo imparare a stare dentro di noi, nei nostri confini, sentendoci a nostro agio e al sicuro. Dobbiamo sperimentare un buon rapporto col corpo ed abitarlo nel migliore dei modi.

Per superare questa paura abbiamo bisogno di sperimentare il tatto, di essere accarezzati e coccolati. Abbiamo bisogno di buoni stimoli e di toccare gli elementi del mondo…rotolarsi, camminare a piedi nudi… Ma anche di sentire il limite che ci mettono gli adulti intorno a noi..che ci tutela e protegge.

Quando non superiamo la paura di avere un corpo inadeguato ci trasciniamo la sensazione di non piacere e non ci piacciamo e fatichiamo a ‘guidare’, come se il corpo non rispondesse ai nostri comandi.

Ma come sempre si può intervenire anche in ritardo!!! E allora ripercorriamo le tappe saltate. Via ai massaggi, ai vestiti che ci avvolgono in modo piacevole, alle coccole o, perchè no, a delle belle passeggiate a piedi nudi sull’erba o, come fanno gli orsi, a delle gustose grattate di schiena contro gli alberi…

…buon divertimento!

Silvia

settimana prossima la paura: esisto/non esisto

L’arte di lasciar andare…l’interruzione del ciclo mestruale

luna

Molte volte mi trovo a lavorare con donne che hanno inspiegabilmente un’interruzione del ciclo mestruale e, insieme alla valutazione del loro medico, proviamo a dare una lettura del sintomo che possa dare delle indicazioni su cosa nella loro vita non va come dovrebbe…

Il ciclo mestruale è qualcosa di profondamente legato al cosmo ed alla natura. Qualcuno dice che una volta tutte le donne avessero il ciclo in coincidenza con la stessa fase lunare. In quell’occasione si radunavano tutte in una capanna nella foresta e si dedicavano totalmente alla loro parte femminile, ai racconti, i confronti…

Quando un gesto così naturale si interrompe, qualcosa di molto importante è venuto meno…qualcosa che sarebbe                    ‘ naturale’ ci fosse.

Quando ci succede qualcosa che ci spaventa, un evento inaspettato, il gesto automatico che facciamo è un’improvvisa inspirazione. Tratteniamo per qualche secondo il respiro dopo averlo risucchiato velocemente. Lo facciamo perchè il mondo fuori in quel momento ci ha spaventato e noi scappiamo dentro di noi, ci rifugiamo all’interno, tratteniamo. Con il ciclo avviene la stessa cosa. Se qualcosa nel mondo intorno a noi ci spaventa noi tratteniamo il flusso.

Il flusso ematico delle mestruazioni è un processo di morte e come tale è premessa ad un processo di vita. Il sangue che scorre ha il compito di portare all’esterno ciò che non serve più, come l’ovulo non fecondato. Ma è proprio grazie a questo che tutto si prepara ad un nuovo processo di vita, ad una successiva possibile fecondazione.

Il flusso interrotto interrompe il ciclo morte-vita, Il corpo ci dice che la vita che ci circonda non è quella di cui abbiamo bisogno.

E allora dobbiamo come sempre guardare cosa potrebbe averci spaventato. Cosa viviamo che non ci corrisponde? Spesso l’interruzione riguarda le adolescenti, non solo perchè il fisico deve ancora prendere la misura e gli ormoni ‘assestarsi’, ma anche perchè il mondo che proponiamo loro non è sempre così adeguato alle loro esigenze.

Cosa ci manca? Cosa non riusciamo a lasciare andare? Una vecchia relazione? Un lavoro che ormai ci consuma? Una parte di noi che appartiene al passato?

Facciamo tutto ciò che ci riporta in contatto con la natura. Passeggiamo a piedi nudi sull’erba, sdraiamoci sotto la luna…ma anche sciogliamo. Sciogliamo la cioccolata per fare i dolci, lavoriamo la cera d’api, usiamo il nostro calore.

C’è anche una bellissima pianta che aiuta a lasciare andare…l’Achillea Millefoglie. Una bella tisana tutti i giorni ci riconcilia con il mondo..con il cosmo… con la vita.

Buona settimana a tutti.

Silvia Pagani

Una lettura alternativa dell’IPP…e un po’ di risposte.

sole

 

Questa mattina abbiamo parlato in diretta della possibilità di dare una lettura diversa alle patologie e i disturbi sessuali. La collaborazione ventennale con i medici mi ha permesso di delegare totalmente la parte ‘medica’ a loro e di concentrarmi su una lettura a largo spettro . Ho parlato, per fare un esempio, dell’IPP, un disturbo che comporta una mineralizzazione di una parte della guaina che ricopre i corpi cavernosi e che quindi, impedendone la distensione, procura dolore e, soprattutto, una curvatura del pene che a volte può essere significativa al punto da impedire la penetrazione.

La medicina ufficiale prescrive integratori vitaminici e, nel peggiore dei casi, l’intervento chirurgico.

Nella mia esperienza l’IPP, che come tutti i sintomi ci parla di qualcosa che non va come dovrebbe, va presa in considerazione come segnale di un ‘induriment’ di una ‘ condensazione’ che probabilmente non riguarda solo il fisico, ma la vita in generale.

Quando noi ci troviamo di fronte ad un indurimento, una mineralizzazione, ci troviamo di fronte ad una perdita di vita…i denti troppo mineralizzati si rompono, muoiono perchè non vivono più.

Primo passo quindi è fare una fotografia della vita del portatore del sintomo e cercare dove in realtà stia venendo meno la vitalità…manca piacere e passione? Troppo stress? Troppi carichi che ci richiedono una contrazione per sopportarne il peso? Viviamo e lavoriamo in ambienti troppo artificiali?

Insomma possono essere molte le cause di un ‘indurimento’ e noi dobbiamo identificarle perchè solo così possiamo intervenire.

E poi dobbiamo sciogliere…e come si scioglie? Con l’acqua e con il calore; questi sono i due elementi che ci permettono di sciogliere. Avete presente l’effetto dell’acqua che scorre sulla schiena quando facciamo la doccia dopo una giornata di tensione? L’acqua si porta via le contratture, le tensioni e gli irrigidimenti. E allora dobbiamo trovare un modo per lavorare con l’acqua ( in alcuni casi propongo il lavoro con gli acquarelli, o il contatto con acqua corrente e con il rumore che produce, ecc). Il calore invece lo possiamo portare lavorando materiali sensibili al calore del corpo, o portando passione… la passione ci infiamma!

Insomma, prima di pensare ad un intervento chirurgico dobbiamo dare una risistemata alla nostra vita. L’alimentazione, le abitudini, il contatto con alcuni elementi naturali…..

I risultati sono sorprendenti. Nella quasi totalità dei casi la mineralizzazione si interrompe, in molti casi regredisce.

…torneremo sull’argomento.

Luca chiede a cosa possa essere imputabile l’erezione incompleta ed incostante. Moltissime potrebbero essere le cause, sia mediche che psicologiche, Anche l’IPP può causare un problema di erezione perchè impedisce al sangue la libera circolazione. Però bisognerebbe indagare un po’ di più quando e come ti succede.

Maria invece chiede come intervenire per IPP del marito che per il momento sta usando integratori vitaminici. Gli integratori vanno benissimo. Sempre sotto il controllo medico, potreste provare innanzitutto ad introdurre nell’alimentazione il più possibile alimenti naturali. Tutti gli additivi, aromi, addensanti chimici hanno effetti deleteri sul nostro corpo. La frutta secca e l’olio per esempio sono un’ottima risorsa. Ci sono inoltre farmaci da banco che si comprano in farmacia che influiscono sui metabolismo e che nel caso di questa patologia sono molto efficaci. Poi provate a pensare alla qualità della vostra vita…cosa manca? C’è passione? Piacere? Ci sono troppi carichi? Infine bisognerebbe trovare qualche piccolo gesto quotidiano che lo aiuti a sciogliere…in bocca al lupo.

Giovanni mi chiede cosa penso della Criopass terapia. E’ un metodo utilizzato per la veicolizzazione dei farmaci. Sicuramente un buon metodo ma che non ha dato risultati significativi nel caso specifico. Innanzitutto perchè in realtà non c’è un farmaco così specifico ed efficace per l’IPP, ma poi perchè se il nostro fisico per comunicarci un disagio sceglie un sintomo, come per esempio la calcificazione della guaina, e noi interveniamo solo sul sintomo, il fisico risponderà o amplificando il sintomo, cioè mettendoci più forza, oppure spostando il problema su altro, attraverso un sintomo differente che non è detto che sia meglio. Quindi ok alla Criopass terapia ma non limitiamoci a quella.

Grazie Anna, Roberta, Francesco e Lidia…fa sempre bene sentirsi dire cose piacevoli e gratificanti.

A Sergio che mi chiede se l’intervento di Corporoplastica sia doloroso… è un intervento delicato ma che richiede solo un paio di giorni di degenza. La percezione del dolore è soggettiva. Chiaro che si tratta di una zona molto sensibile e quindi più soggetta alla percezione del dolore, ma molto dipende dallo spirito con cui ci sottoponiamo all’intervento! Si prepari un po’ di cose belle post intervento in modo che lei non sia totalmente concentrato su questo, ma anche su buone novità che l’aspettano.In bocca al lupo.

A chi mi chiede se esista l’eiaculazione femminile o se si tratti di perdita di urina della sua compagna…possono essere entrambe le cose. A volte la lubrificazione al  momento dell’orgasmo aumenta significativamente producendo quindi una quantità significativa di secrezione. A volte invece c’è una insufficiente tenuta dell’urina e quindi una piccola perdita. Se la tua compagna assume qualcosa che colora l’urina, per esempio  il Blu di Metilene, che è un colorante alimentare, può facilmente capire se si tratti di urina oppure di secrezione vaginale: basta osservare se il liquido emesso ha una blanda colorazione azzurrina. In quel caso si tratta di urina.

Anna dice di avere da 30 anni un Linfedema apparentemente apparso all’improvviso senza motivo. Il Linfedema è un accumulo di linfa. Si può senz’altro provare a comprendere che cosa sia successo non solo da un punto di vista organico, ma anche nell’ambito della tua vita…anche nel tuo caso c’è qualcosa che non scorre…

Ilaria chiede perchè sia così difficile avere amici maschi, perchè ogni volta che ne incontra uno questo si innamora di lei.Ilaria… le persone si innamorano sempre quando si piacciono. Anche gli amici provano amore uno per l’altro. Il fatto che tutti nei tuoi confronti però vadano su un piano che non è più amicale, significa che i segnali che tu mandi non sono così chiari. La comunicazione è un’arte complicata. Prova a guardarti da fuori…prova a pensare quali possano essere i tuoi gesti, le tue abitudini, le dinamiche che da te partono come normali gesti amicali ma che vengono costantemente fraintesi…devi perfezionare la comunicazione non verbale!

Claudia è gelosissima del suo ragazzo eppure per eccitarsi deve immaginarlo con un’altra. Più o meno la stessa cosa riferisce Elisabetta. Eh sì… funziona proprio così. Le cose che ci attraggono sono le stesse che ci spaventano. Inoltre nel momento in cui tu lo immagini con un’altra sei fisicamente con lui, per cui hai la certezza di avere vinto sulla rivale…Siamo complicati, ma affascinanti. Ricorda che tutto quello che immaginiamo e sogniamo non parla la stessa lingua della realtà, ha un codice diverso, per cui non significa che vorresti davvero che lui avesse storie con altre donne, nemmeno a livello inconscio.

Claudia chiede cosa cambi nella sessualità di una donna in menopausa. Questo è un argomento che mi sta particolarmente a cuore…forse perchè ho 49 anni?!? Nella menopausa noi entriamo in un periodo della vita estremamente affascinante che viene definito il periodo dell’incanto, perchè la donna si rivolge in modo più significativo al suo interno. Non è più nella fase produttiva e può dare il meglio di sè, anche dal punto di vista della sessualità. Solo non dobbiamo farci fregare dal momento storico nel quale viviamo che vede la fine della produzione come la fine della vita, o quasi. Non è così, è il momento in cui al contrario possiamo dare il meglio di noi. Ne parlerò prossimamente in diretta…

Per oggi è tutto, buona settimana. Silvia Pagani

Acqua, aria, terra, fuoco…

COSA NE PENSATE?encanthica

Eccoci pronti a ripartire dopo l’interruzione estiva e per ripartire in un momento così faticoso abbiamo bisogno di molte energie e di un po’ di coraggio. Mai come quest’anno sento dire ” quest’anno non riesco a rientrare…” e allora ci ho pensato…e ripensato a lungo…cosa ci manca?

In realtà apparentemente ci mancano un sacco di cose ma forse la cosa più importante che facciamo fatica a conservare è la passione. La passione è il nostro fuoco, è ciò che ci permette di scaldare il cuore e l’ambiente intorno a noi. I più fortunati sanno cosa gli piacerebbe ma poi vengono risucchiati nei ritmi invernali ( che solo per l’uomo tra tutti gli esseri viventi corrisponde ad un aumento di produzione e non al ‘letargo’). Sono diverse le cose che possiamo fare per mantenere acceso il fuoco, una di queste è risvegliare il nostro rapporto con gli elementi naturali…e allora ho sbaraccato tutto e aperto uno studio nel bosco!

…esiste ancora lo studio in città, ma ogni sabato mattina i miei incontri li faccio in un bosco a 20 min da milano, dove a volte si chiacchiera ma a volte si raccoglie, costruisce, crea….

Cosa ne pensate?         … la vostra opinione è fondamentale! a presto, Silvia

Buone vacanze!

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Visto l’anno difficile, non saranno forse ferie semplici ma se ci ricordiamo che il benessere viene anche da dentro, possiamo andare incontro ad un cielo nuvoloso affascinati dai suoi colori e da ciò che nasconde, con la voglia di star bene…e per star bene di solito sono più efficaci le piccole cose…un gelato con un amico che non vediamo da tempo, una camminata in mezzo a un bosco, un buon libro che ci permetta di sognare il lieto fine, come nei romanzi di Fannie Flagg,

E allora buone vacanze leggere a tutti e a settembre ripartiremo con qualche interessante novità!

Silvia Pagani

La passione che brucia, la passione che scalda

fuoco

Giacomo ha 28 anni, si presenta al centro accoglienza della comunità con cui collaboro con la richiesta di trattamento per la dipendenza da cocaina. E’ un bel ragazzo, solare, piacevole, molto attivo ma rovinato dalla sostanza. Raccolgo i dati ed arrivo all’area che ormai da anni indaghiamo..la sessualità

Questo è un tema importante per noi. Da più di dieci anni in comunità ci siamo resi conto che anche con un ottimo programma alle spalle concluso con buoni risultati, la ricaduta è dietro l’angolo se non è stato affrontato l’argomento relazione sentimentale-sessuale, ed i disturbi in quest’area sono una percentuale importante.

I dati raccolti tra i ragazzi ospiti in comunità in questi anni ce lo hanno confermato.

  • 75%  almeno un disturbo in area sessuale
  • 60%  eiaculazione precoce
  • 50%  eiaculazione ritardata o assente
  • 45%  deficit dell’erezione
  • 46%  anedonia
  • 25%  non riferisce disturbi in area sessuale

 

 

Il problema, o il disagio, nell’area della sessualità non viene spesso preso in considerazione dal paziente che dà per scontato si tratti di una caratteristica identitaria non modificabile o, nella migliore delle ipotesi, una conseguenza dell’uso di sostanze, altrettanto stabile.

Aprire un capitolo così ampio ed importante ci ha portati alla scoperta di un’infinità di piccoli/grandi problemi fortemente invalidanti e decisamente risolvibili.

 

La nostra proposta prevede, ormai da anni, in seguito alla fase diagnostica,un breve ciclo di incontri, solo se richiesti dal paziente, finalizzati alla risoluzione dei disturbi della sessualità.

 

In seguito al trattamento il  70%  dei pazienti riferisce un  netto miglioramento  ( in molti casi risolutivo ) delle proprie relazioni e prestazioni sessuali, ma soprattutto una crescita significativa dell’autostima

Torniamo a Giacomo:

Durante la raccolta dell’anamnesi emerge subito un problema di dipendenza sessuale che accolgo ma non approfondisco per dargli tempo di costruire una relazione, prima di ‘mostrarmi’ la sua parte sessuale…. Non vado oltre, contenendo la sua smania di dare dare dare,dare…  non tollera l’attesa e vuole darmi le parti più intime di sé subitolo fermo

 

Di dipendenza sessuale si parlava già da tempo ma Giacomo era il primo paziente che chiedeva un trattamento in comunità e dovevamo essere i grado di dargli una risposta.

 

Dopo quasi 30 anni di esperienza nel trattamento delle dipendenze abbiamo imparato come spesso la via più ovvia, quella sotto gli occhi di tutti, sia la più corretta.

Secoli fa gli uomini si passavano le informazioni e le indicazioni sulla via da seguire, attraverso la narrazione di quel mondo fantastico, delle fiabe, dei miti, che oggi abbiamo un po’ dimenticato ma che, incrediblmente, nonostante un ‘paio di cose’ siano cambiate negli ultimi millenni, è ancora attuale.

Quando ci troviamo davanti ad una persona che porta un disagio sappiamo che dobbiamo prima raggiungerla là dove si trova, per provare ad accompagnarla nella direzione dell’equilibrio: se mi trovo a lavorare con un depresso non posso proporgli attività particolarmente brillanti o festose…così lo uccido. Devo prima raggiungerlo nel suo buio, devo trascorrere con lui un po’ di tempo nel silenzio per poi, a piccolissimi passi, conquistata la sua fducia, incamminarci verso un po’ di luce. Se tratto con la dipendenza sessuale, devo raggiungere la persona nel fuoco…è solo da lì che posso provare ad accompagnarla a far sì che questo fuoco distruttivo diventi un fuoco vitale, che il fuoco della passione si unisca al  fuoco del sentimento.

Entrare nel fuoco significa entrare ‘nella pancia’, vuol dire parlare un linguaggio che non è del

pensiero  ma dell’anima…il linguaggio dei miti.

Subito mi viene in mente la storia di Prometheus:

Prometheus è un Titano, lo ricordiamo tutti proprio per il fuoco…Zeus chiese a P, di cui si fidava ciecamente, di forgiare l’uomo e di dargli vita. P si appassiona in questo compito e fa diventare l’uomo l’unico interesse della sua vita. P nel mito è continuamente in movimento, si dà costantemente senza mai preservarsi, dimenticando i bisogni propri e persino le conseguenze delle proprie azioni…e così inganna Zeus per favorire l’uomo. Nasconde le parti migliori di un bue sacrificato, sotto ossa e grasso e viceversa le parti peggiori, sotto uno strato di carne più invitante. Z sceglie la parte apparentemente migliore ma poi scopre l’inganno…P non ha saputo preservarsi. Ha usato l’inganno per dare e darsi nuovamente, dimenticando che ciò avrebbe avuto un costo.

Ma la parola ‘Prometheus’ significa colui che riflette, per cui Zeus sa che il destino finale del titano  sarà imparare a riflettere, cioè a portare l’impulso al pensiero… ma anche riflettere fuori da sé la potenza degli stimoli del mondo reale. Zeus quindi  punisce Prometheus togliendo il fuoco agli  uomini, ma il titano esagera nuovamente e, non comprendendo il gesto, ruba il fuoco e lo riporta agli uomini. A questo punto Zeus interviene su di lui : lo incatena ad una roccia e manda tutti i giorni un’aquila a divorargli il fegato, fegato che ricresce ogni notte…

In poche righe abbiamo la descrizione di un disturbo al quale noi ci affacciamo dopo secoli e secoli…ed abbiamo anche il suggerimento relativo a trattamento.

Prometheus perde il controllo. Non si limita a costruire / costruirsi uomo ma entra nel rapporto con questa parte e  poi non riesce ad uscirne…continua a dare e darsi senza più ascoltare i propri bisogni…la dipendenza sessuale segue esattamente questo schema. Darsi diventa la parte fondamentale del rapporto, darsi in modo fisico, non agli dei- spiritualità-anima, ma

all’uomo- fisico. Il primo tentativo di Zeus è togliere il fuoco…in questo caso fuoco di passione, che con le mille applicazioni sta distogliendo l’uomo dalla spiritualità… fornisce un’opportunità: meritarselo. L’uomo ha tentato con l’inganno di avere solo le cose migliori…vuole tutte la parti buone del bue, non c’è ombra di rinuncia, non c’è scambio. Chiede i favori dell’anima a Zeus ma non è più disposto a dare nulla in cambio. Ma Prometheus  non coglie l’opportunità e ruba il fuoco…e come il dipendente non riesce ad attendere, a rinunciare ad una parte di sé per unirsi nel fuoco,  lo insegue e basta.

Perchè incatenato e con l’aquila che divora il fegato? Zeus, terapeuta-genitore-adulto, lo ferma.lo costringe a non darsi e a restare in contatto con sé, con il legame ma anche in contatto con il dolore, quel dolore da cui fugge non concedendosi la reazione su un piano superiore.. Ma soprattutto lo costringe ad allenare la capacità di costruzione-ricostruzione del fegato. P deve ricostruire il proprio fegato ogni notte…il fegato, organo tramite tra intestino e cuore, tra sentimento e passione, organo del coraggio e della volontà ( ci vuole fegato) non a caso l’organo più bersagliato nel corpo dei dipendenti...

Dopo 6 mesi di percorso in comunità,  ci muoviamo come il mito ci suggerisce: Invito Giacomo a fermarsi…gli chiedo di dedicare uno spazio settimanale al tema sesso e successivamente gli chiederò di controllare l’impulso anche relativo alla masturbazione. Provo poi a raggiungerlo dove lui si trova…nel fuoco.

Allora fantastichiamo su un suo regno, popolato ed abitato da chi vuole lui, e parlando di draghi, re e streghe, mi fornisce una quantità impressionante di dati. Chi abita il suo regno? Chi c’è sulla soglia? Un leone…e chi se no? Un leone pronto  a divorare chiunque si avvicini al castello…e chi gestisce il leone?…Due sono le possibilità che intravede G: o incatena il leone ( ma questo significa che il giorno che le catene cedono il danno sarà ancora peggiore,) oppure lo gestisce la principessa.  Un passo per volta portiamo le immagini simboliche, le immagini dell’anima, al pensiero, e proviamo a trovare qualcuno, all’interno del suo regno, dentro di lui, capace di gestire il leone…come un banale domatore. Lavoriamo così, con incontri a cadenza settimanale, per tre mesi.

 

La prima fase: La catena e la montagna

In un primo momento Giacomo è ‘legato’, come Prometheus,  sia da un legame con le persone con cui vive, che con la comunità,  con relazioni solide che lo tengono, lo tutelano. Relazioni forti grazie alle quali gli si può chiedere di più… sia tenuto fermo in contatto con il dolore e la fatica che l’argomento gli procura. Inoltre la catena lo tiene anche lontano dall’agito, perché il percorso è ancora ad un punto per cui le occasioni di incontri con l’altro sesso sono improbabili e le uscite non previste.

Le relazioni con i potenziali oggetti d’amore sono interrotti…la catena  impedisce di tornare in contatto con l’uomo-fisico, il legame proposto dalla comunità è forte ,solido e fermo, non permette troppo movimento e soprattutto costringe a prendere e non a dare.

Inoltre lo spazio dedicato al disturbo porta il paziente’ in cima alla montagna’, cioè fuori dal segreto, lontano dalla vergogna.

 

La seconda fase: La ricostruzione del fegato.

Prometheus deve ricostruire il fegato, cioè Giacomo deve  imparare a riconoscere gli elementi ( il fegato filtra, metabolizza, permette scambio di bile e sangue tra cuore e intestino),  imparare a riconoscere le diverse emozioni e a canalizzarle verso il cuore o verso la pancia, a seconda che si tratti di bile o sangue.

Si allena nella ricostruzione montando e smontando relazioni con i compagni di percorso e con le prime relazioni esterne

Si appropria del suo fuoco ( nel sangue filtrato dal fegato ) conoscendolo, alimentandolo e smorzandolo, non rubandolo e senza inganno.

All’interno del suo regno, di sé, impara ad attingere alle parti adeguate per gestire l’impulso. Non sarà più la principessa a tenere il leone, ma un buon domatore o guardiano…o anche  il re.

 

L’ultima fase

Rientra in contatto con il fuoco e con la relazione sessuale con modalità rinnovate, più in contatto con sé ed i propri bisogni, più attento ai propri limiti ed al craving…

E come si conclude il mito di Prometheus?

Dopo 3000 anni in uno scontro Eracle ferisce Chirone e Chirone ,sofferente, ma impossibilitato a morire perchè immortale, chiede aiuto a Zeus il quale scambia la mortalità di Prometheus con l’immortalità di Chirone e libera Prometheus dalle catene.

Quindi Prometheus diviene libero ed immortale grazie a Chirone che nella mitologia rappresenta il terapeuta interno, l’equilibrio, la capacità di tenere insieme gli opposti ed integrarli, insomma,

la capacità di trasformare quel fuoco impetuoso e distruttivo in un caldo focolare.