Milano, lacrime, schiaffi e voglia di costruire.

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Io amo Milano. Sono nata in questa meravigliosa città, orgogliosa e dignitosa, pudica.
Milano è come i milanesi: solo se li conosci bene ti mostrano le parti migliori,non perchè non le vogliano condividere, ma per pudore. I cortili più belli di Milano sono interni, non sono ostentati. La maggior parte delle vecchie case, belle ma apparentemente sobrie e grigie, nascondono al loro interno giardini meravigliosi. Così è Milano. Calda, affascinante ma riservata.
Ieri la mia Milano è stata ferita, e con lei tutti i milanesi veri, e per veri non intendo solo quelli come me che sono milanesi da generazioni, ma tutte quelle meravigliose persone, provenienti da tutta Italia, e a volte da tutto il mondo, che si sono inserite in questo popolo e ne portano avanti fieramente le caratteristiche: la dignità, la voglia di esserci e di costruire.
Ieri anche loro sono stati feriti.
Sono troppo ignorante politicamente per dire la mia sul senso della protesta. Sono sempre felice che i ragazzi si sentano in diritto di dire la loro, a volte anche di urlare i loro bisogni, la loro indignazione, che io la condivida o meno, ma sono sempre molto triste quando la libertà di espressione si trasforma in distruzione.

Non c’è nulla che giustifichi la violenza.

Da trent’anni seguo giovani adulti, adolescenti e le loro famiglie. Politicamente taccio, ma pedagogicamente mi sento in diritto di dire la mia.
Davanti alle immagini della città devastata, violata e umiliata mi è venuto il magone. Ho pensato a tutte quelle persone che oggi dovranno fare i conti con perdite significative, la perdita di quelle cose che probabilmente gli permettono di campare…l’auto, le vetrine, le finestre…
Poi ho pensato ai manifestanti. Loro probabilmente avevano delle cose sensate da dire, ma la scena gli è stata rubata da chi invece non aveva  un obiettivo preciso, se non quello di distruggere, da chi voleva solo far male. E allora mi sono chiesta “perchè?, perché questo bisogno di distruggere fine a sè stesso?”

Poi ho letto su fb la rabbia degli altri, gli inviti ai genitori perchè scendano in campo e riprendano a dare schiaffi…tutta la rabbia, perchè rabbia chiama rabbia, distruzione chiama distruzione.
L’uomo distrugge quando non può costruire. Le forze che impieghiamo per costruire sono le stesse che animano la distruzione. Un bimbo che cerca di costruire un castello con le carte, se non riesce ad un certo punto distrugge il castello dell’amico, non per dispetto, ma perchè deve canalizzare le energie costruttive da qualche parte e la distruzione è la direzione più semplice. Noi distruggiamo quando non siamo capaci, o in grado, di costruire. Chi ha distrutto Milano ieri ha detto al mondo, nel peggior modo possibile, che non è in grado di costruire nulla. Questi ragazzi non sanno costruire e allora distruggono. Si uniscono in una sorta di delirio di gruppo nel quale perdono la lucidità. Ne ho conosciuti tanti così, in trent’anni, e nessuno di loro è riuscito a darmi delle motivazioni sensate rispetto agli agiti distruttivi.
Mi unisco anch’io allora al coro che invita i genitori ad intervenire, ma soprattutto per dire a questi genitori che non è colpa loro, che probabilmente queste mamme e questi papà hanno fatto tutto il possibile per dare i migliori strumenti ai loro figli. Non è colpa vostra! È quello che la nostra epoca cerca di farci credere, ma non è così. Fare i genitori in un momento storico come questo è difficilissimo. Allora non distruggete tutto quello che avete fatto con loro, non buttate tutto alle ortiche, ma insegnate che si può ancora costruire. È vero che è difficile, ma è una nuova sfida alla quale chiunque può dire di sì. Aiutiamo questi ragazzi a vedere la parte bella della vita, aiutiamoli a capire quanto sia bello sentirsi rispettabili e rispettati, credibili. Diamo loro l’esempio provando a vivere una vita più in contatto con i reali bisogni di ogni uomo. Accompagnamoli a trovare delle passioni, l’entusiasmo, la gioia immensa che si prova nel dare una mano agli altri, nel partecipare, appunto, alla costruzione. Sono i genitori ad avere in mano lo scettro del potere. Non sono le forze dell’ordine, non sono i politici nè la scuola. Il potere più grande, più incisivo, è nelle mani dei genitori. E allora mamme e papà, cominciate a sostenere i vostri figli, incoraggiateli, raccontategli di voi e dei vostri genitori, perchè quella è la loro storia. Prima di prenderli a sberle, recuperate la relazione, ricominciate a giocare in squadra e insegnate loro come si può davvero farsi sentire, perchè per essere ascoltati prima dobbiamo guadagnarci la credibilità. Ascoltateli anche quando non parlano, perchè le cose più importanti si dicono in silenzio, fategli sentire che voi ci siete…e se a quel punto distruggono, diamogliele quelle famose due sberle.
Milano si rialza, lo ha sempre fatto. I vetri si cambiano, le strade si puliscono, le lacrime si asciugano. Milano domani riprenderà la sua vita di sempre, una scrollata e sarà pronta ad accogliere il mondo.

Milano se piange, piange in silenzio.
Loro, quei ragazzi incappucciati ( nascondersi non è certo un atto di coraggio! ) invece non andranno avanti. Distruggere significa andare indietro. Facciamo in modo che questa giornata diventi per tutti un’opportunità di crescita, diventiamo tutti esempio per le generazioni future, facciamo vedere cosa significa solidarietà, gioia, piacere vero, amore…
Perchè è solo con l’esempio che qualcuno di quei ragazzi cambierà direzione, perchè se è vero che rabbia chiama rabbia, distruzione chiama distruzione, è altrettanto vero che vita chiama vita!

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