La Famiglia, ovvero la Ricerca della Misura fra il Vincolo e l’Appartenenza

Oggi Silvia in radio ha parlato della famiglia come vincolo, ma anche come fattore fondamentale di felicità.

In questi giorni la situazione della salute di uno dei personaggi più straordinari dei nostri tempi, Nelson Mandela, è molto critica; i canali informativi ci dicono che la sua famiglia deciderà se accettare la visita di Obama e che il Consiglio dei Saggi del suo villaggio d’origine esprimerà un’opinione abbastanza vincolante circa il decorso delle sue cure.

Anni fa, alla nascita del mio secondo figlio, la compagna di stanza di mia moglie era originaria del Bangladesh; come molti di voi sapranno all’arrivo in ospedale bisogna fornire tutte le generalità, compreso il nome del nascituro. In quell’occasione mi ritrovai a mediare fra il personale ospedaliero e la famiglia asiatica poiché per loro era decisamente impossibile “pre-decidere” il nome del bambino in arrivo. Il neo papà aveva il compito, appena dopo il parto, di chiamare presso il villaggio di origine e comunicare alcuni dati salienti (peso, ora di nascita, …); il Consiglio avrebbe allora deciso quale sarebbe stato il nome del nuovo nato.

Non credo sia facile delineare con chiarezza quale sia il confine fra un’appartenenza che vincola e un’appartenenza che supporta, così come buone radici danno slancio per un albero che voglia toccare il cielo coi suoi rami. Nel mio lavoro, sia in Comunità che in studio, sperimento situazioni di tutti i tipi, ma credo di poter dire che le due condizioni estreme sono le più nocive: la simbiosi che impedisce l’individuazione, e l’abbandono che procura solitudine e senso di inadeguatezza.

La Famiglia, intesa con un significato un po’ allargato, si può anche scegliere, sia in termini di legami che costruiamo, che in termini di modalità dei legami stessi; proviamo a pensare alla fiaba del Brutto Anatroccolo, dove tutto il tema evolutivo si incastra con quello della ricerca del ‘proprio posto’ e del proprio gruppo. Il riuscire a uscire da un gruppo in cui sentiamo di non stare bene è fondamentale per trovare una nuova collocazione, ma spesso passa da una fase di smarrimento e timore, come già approfondito nei precedenti post sugli Esami e sulla partenza di Gilgamesh.

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