La Narrazione, ovvero il Tesoro Reciproco

Libro delle fiabe

Nel prologo dell’Epopea di Gilgamesh si afferma, per ben due volte in quattro righe, che il viaggio si conclude solo con il suo racconto; l’importanza della narrazione è la pietra miliare della nostra cultura, e, nei secoli, ha assunto varie forme (orale, scritta, collettiva …), a partire dai primo poemi omerici fino a giungere ai diversi contesti di narrazione odierni (dalle camerette dei bambini per arrivare ai teatri e alle piazze). Nell’Epopea di Gilgamesh la narrazione è così intrecciata con gli eventi da essere incisa dal protagonista stesso su pietra, che scolpisce l’intera narrazione delle sue avventure e del suo peregrinare.

La saga di Gilgamesh è uno dei più antichi poemi conosciuti. È anteriore ai poemi omerici, risalenti all’ottavo secolo a. C. (la guerra di Troia è datata XII secolo a. C.), o ai Veda indiani, risalenti al 1500 a. C. Infatti le prime redazioni del poema di Gilgamesh sono fatte risalire a oltre il 2000 a. C., e sono quelle composte in sumerico. La saga narra le gesta di Gilgamesh, antichissimo re della città – stato di Uruk ed eroe sumerico per antonomasia, alle prese con la questione condivisa dall’intera umanità: la morte. Il fatto che tavolette su Gilgamesh siano state trovate non solo in Mesopotamia ma anche presso i popoli venuti a contatto con la cultura assiro-babilonese testimonia che fin dall’antichità fu avvertito l’enorme valore artistico di quest’opera: la saga di Gilgamesh fu subito sentita come un’opera dalla portata universale.

Parto dalla storia di questa saga, che ha radici così indietro nel tempo, per sottolineare come la narrazione, il racconto, le storie siano legate a filo doppio con l’Umano, con la sua evoluzione e il suo desiderio di lasciare qualcosa a chi viene dopo di lui. Non credo che esistano molte altre pratiche così universali, a meno di tecniche che riguardino la mera sopravvivenza e quindi i bisogni primari. Raccontare e raccontarsi è quindi un bisogno primario dell’uomo, la creazione e cura di una narrazione personale e collettiva è base per il raggiungimento (personale e collettivo): la narrazione ci fa fare parte della stessa storia, ci lega.

Il grande psicologo Bruno Bettelheim, nel suo testo “Il mondo incantato”, raccomanda ai genitori di raccontare le fiabe senza illustrazioni, al fine di permettere al bambino, a partire da una storia collettiva, di crearsi le proprie immagini interiori che rappresentino i personaggi della fiaba: il proprio lupo, la propria Cappuccetto Rosso e il proprio cacciatore. E’ così che, a partire da temi e narrazioni universali, può avvenire l’interiorizzazione di strategie che permettano, grazie alle immagini interiori, il superamento di sfide evolutive che si presentano a tutti noi. E’ poi la ripetizione, dice sempre Bettelheim, un altro segreto: il bambino vuole e rivuole quella storia specifica, perché solo lei, in quella fase della vita, gli suggerisce come affrontare l’Orco o ritrovare la strada di casa.

Narrare è un bisogno esaudito per chi narra e per chi ascolta.

Buone storie

Enrico Panigada

 

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2 pensieri su “La Narrazione, ovvero il Tesoro Reciproco

  1. Sono d’accordo con la Dott. Silvia
    il bisogno di raccontarsi è insito nella nostra natura e permette di lasciare una traccia del nostro passaggio.
    Tra l’altro proprio la storia di Gilgamesh è ben raccontata nei fumetti di Nippur , e li trovo molto istruttivi.
    Saluti. Marco/Ge

    • La saga di Gilgamesh è ricchissima: ad esempio è incredibile il racconto dell’evoluzione della sua relazione – amicizia con Enkidu. Come molte fraterne amicizie maschili nasce con un conflitto e con una lotta, reciproco riconoscimento.
      Spesso i bambini utilizzano il canale del corpo per scoprirsi e scoprire l’altro, spesso lottano. A volte ci si trova di fronte a novelli Gilgamesh ed Enkidu.
      Non conosco la versione a fumetti di cui scrive Marco, spero di incontrarla sulla mia strada…
      Saluti
      Enrico Panigada

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