L’anima stregata. Le fiabe che spezzano l’incantesimo La rabbia e la paura di amare, che è sempre paura di perdere l’amore

Le fiabe fanno parte del nostro patrimonio culturale da sempre. Prima maestre di vita, quando ancora sapevamo molto bene imparare col cuore e con la pancia, poi riservate solo ai bambini, gli unici sempre in grado di sentire e comprendere, infine relegate in metalliche voci narranti nei DVD.
Ma la fiaba non è solo un insieme gradevole di parole e suoni, bensì uno strumento potente, patrimonio di un sapere antico che rischia di andare perduto.
….e negli anni ho imparato molte fiabe, ho imparato a raccontarle e a sceglierle, perché ogni fiaba porta in sè un potere sanante, diverso dalle altre.
Le parole stesse, contenute nella fiaba, non sono scelte a caso: i suoni sono elementi terapeutici a loro volta. È diverso l’effetto che posso suscitare in chi mi ascolta se utilizzo molte parole forti, esplosive, contenenti fonemi che risvegliano, come le T le P la doppia ZZ, la k, oppure se uso parole piene di M ed L….non a caso mamma contiene la M in molte lingue al mondo.
Ed è importante il tono di voce che utilizzo e le pause, o il ritmo incalzante….ma chiaramente la storia è parte fondamentale.
Oggi vi propongo una fiaba che racconto per aiutare nel  controllo degli impulsi, per gestire la rabbia, quella rabbia che a volte si accompagna alla paura dell’amore. quando abbiamo paurache amare ed essere amati prima o poi ci farà soffrire. Non la interpreterò oggi, lo farò nei prossimi appuntamenti, perché la fiaba per fare effetto non ha bisogno di essere capita con la testa…anzi, deve entrare nel profondo, attraverso la pancia, e  là lavorare. Non ci serve capirla, ma solo ascoltarla. Per questo, anche per questo, i bambini riescono a lasciarsi curare da una fiaba narrata, perché non si preoccupano di capirla. Avete presente quando chiedono mille e mille volte la stessa fiaba? Loro sanno perfettamente di cosa hanno bisogno in quel momento, e sanno anche che ascoltare la fiaba giusta, meglio se narrata da una persona che ci ama, curerà qualsiasi ferita.
Buona fiaba
C’era una volta una fanciulla che viveva col suo sposo in una piccola casetta ai margini del bosco. Un giorno d’autunno il suo sposo dovette partire per la guerra e lei, sconfortata e triste, rimase da sola nella sua piccola casa ai margini del bosco, in attesa del suo ritorno. Ogni giorno rassettava la casa, accendeva il fuoco si recava nel bosco a raccogliere frutti, erbe e legna. Il tempo passava e la guerra non finiva. Ma un bellissimo giorno arrivò notizia che i soldati stavano facendo ritorno al villaggio…le ostilità erano finalmente finite. La fanciulla felice aprì tutte le finestre della casa, pulì e lucidò tutto ciò che aveva, cucinò lo stufato che il suo sposo amava e mise infine in forno una bella pagnotta ed un dolce di castagne. Tutto era pronto. Fu solo verso sera che dal fondo del sentiero potè riconoscere la figura del suo amato. Senza pensarci due volte corse fuori dalla casetta e si precipitò incontro a lui. Lui la abbracciò freddamente e non disse una parola. Lei aveva invece un sacco di cose da raccontare. Lo aiutò a spogliarsi e gli servì tutte le leccornie che aveva preparato. Lui non parlava. Guardava in silenzio la tavola e non mangiava fino a che prese un tozzo di pane, la ciotola dell’acqua e uscì sotto il salice, dove si sedette in silenzio a mangiare. Lei era disperata. Aveva tanto aspettato quel momento….ma non si arrese. Prese il suo mantello e corse nel bosco, alla casa della vecchia strega, la vecchia saggia che sapeva sempre come risolvere le situazioni più disperate. Quando la vecchia le aprì la fanciulla si precipitò al tavolo di fronte al focolare e tutto di un fiato raccontò la sua storia…e la sua preoccupazione. La vecchia ascoltava e intanto preparava una ciotola nella quale posava con cura erbe, radici, foglie. Quando la fanciulla ebbe finito di raccontare, la strega le porse la ciotola con l’infuso. Lei speranzosa lo bevve d’un fiato. ” ecco ” disse la vecchia, ” in realtà una soluzione ci sarebbe ma per ottenerla avremmo bisogno del pelo nero che cresce sulla fronte del l’orso bianco che vive in cima alla montagna più alta….è prenderlo non sarebbe facile….” La fanciulla non si perse d’animo ” ci andrò io ” disse senza pensarci due volte, ” ditemi solo dove si trova ” .
È così partì. Avvolta nel suo mantello e con un po’ di pane nella borsa si avventurò nella parte più profonda del bosco.i rovi la graffiavano, ma lei pregava e proseguiva. Arrivata in fondo iniziò a salire sulle rocce taglienti e poi in cima tra la neve e il ghiaccio…ma lei pregava e saliva. Finchè arrivò in cima alla montagna più alta e subito riconobbe la tana del l’orso. Si procurò in fretta un nascondiglio ed aspettò l’alba. Alla mattina l’orso uscì dalla tana e subito si accorse di una strana presenza. Annusò più e più volte l’aria, poi si avventurò nei suoi soliti giri. Così andò per sette giorni consecutivi . Ma il giorno successivo quando l’orso uscì dalla tana, tranquillo perché ormai abituato all’odore  nell’aria della fanciulla, si fermò di colpo. In fondo alla radura c’era la ragazza, ferma immobile e lontana…e tra lei e l’orso c’era una ciotola fatta di foglie di castagno con dentro frutti e bacche. L’orso sospettoso giro più volte intorno alla ciotola, tenendo d’occhio la fanciulla che se ne stava immobile lontana. Poi si avvicinò e mangio i frutti. Così andò per sette giorni, ma il giorno successivo, quando l’orso ormai abituato alla ciotola uscì tranquillo dalla  sua tana, la fanciulla era lì, seduta accanto al cibo, immobile e in silenzio. L’orso fece più e più  giri larghi, per studiare la situazione, ma lei non si muoveva. Allora, come nelle volte precedenti, si avvicinò al cibo e lo divorò. Così andò per sette giorni e il giorno seguente la fanciulla parlò all’orso ” ho bisogno il pelo nero che ti cresce sulla fronte, è per permettere all’amore di continuare a scaldarmi il cuore” l’orso la guardò sospettoso e poi rispose ” se tu mi strappi il pelo io m’infurierò e cercherò in tutti i modi di divorarti”
” ma io scapperò , non mi lascerò divorare, te lo prometto”
L’orso fece un profondo sospiro e aggiunse ” corri, corri più veloce del vento perchè non vorrò altro che divorarti”
La fanciulla prese fiato, strappò il pelo e corse più veloce del vento…giù per i sentieri ghiacciati, giù per le rocce acuminate ,e ancora via in mezzo ai rovi del bosco, e correva e pregava, fino ad arrivare stremata dalla strega. Pose il pelo sul tavolo e osservò la vecchia mentre preparava una ciotola riempita con radici e fiori. Poi la strega prese la ciotola e la porse alla fanciulla ” bevi e ristorati prima di tornare a casa ” le disse . ” hai dimenticato di mettere il pelo nella ciotola” disse la fanciulla. Allora la strega si alzò dalla sua sedia, prese il pelo tra le dita e lo gettò nel focolare. ” vai a casa e fai con il tuo sposo quello che hai imparato “
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